Nell’editoria moderna, l’intelligenza artificiale (IA) si fa strada come strumento rivoluzionario, promettendo di trasformare il modo in cui i contenuti vengono creati, distribuiti e fruiti.
Ma questa evoluzione tecnologica porta con sé sia potenzialità entusiastiche sia importanti interrogativi su cui vale la pena soffermarsi.
Velocità, personalizzazione e innovazione
L’uso dell’IA in editoria ha permesso un’accelerazione della produzione dei contenuti. Algoritmi avanzati possono scrivere articoli, report e persino libri. Il tutto in tempi record. E ciò permette a giornalisti e scrittori di concentrarsi su attività più creative.
Viene però da chiedersi quale possa essere un’attività più creativa della scrittura per tali figure professionali… Se Borges scriveva «le parole sono la mia unica casa»,1 oggi con l’utilizzo dell’IA si potrebbe paragonare quella casa a un enorme grattacielo costruito senza sforzi.
L’intelligenza artificiale permette poi una personalizzazione senza precedenti. I sistemi utilizzati da Amazon o Netflix analizzano i gusti e le abitudini degli utenti. I dati così raccolti servono a suggerire libri e articoli, film e serie, portando alla luce contenuti che potrebbero sfuggire all’attenzione dell’utente.
Si potrebbe sostenere che l’IA non solo accelera il processo creativo, ma ne orienta anche la direzione verso il lettore giusto.
Infine, l’IA è in grado di generare forme nuove di narrativa. Attraverso la creazione automatica di storie, infatti, amplia le possibilità creative. Si pensi agli esperimenti di scrittura assistita da IA. Come quelli proposti da OpenAI con il suo modello GPT-3, che può generare testi ricchi e complessi, partendo da semplici input.
Editoria e IA: perdita dell’autenticità e dilemmi etici
L’automazione della scrittura e della creazione dei contenuti solleva importanti interrogativi. Se l’intelligenza artificiale può produrre testi in modo rapido e preciso, può anche sacrificare l’autenticità e la profondità della narrazione umana. La scrittura non è solo una questione di parole, ma anche di emozioni e di esperienza personale.
Come ci ricorda Umberto Eco: «la lettura non è solo un piacere, è anche una forma di dialogo».2
Ma questo dialogo rischia di diventare vuoto se chi parla non è umano.
La crescente presenza dell’IA nell’editoria solleva anche preoccupazioni etiche. Se una macchina può scrivere articoli e libri, chi è il vero autore? Chi detiene i diritti d’autore su un contenuto creato in collaborazione con l’IA? L’intelligenza artificiale rischia di minare i principi fondamentali del copyright. E apre così la porta a un dibattito su chi debba essere considerato l’autore legittimo di un’opera. Forse proprio per questo motivo diverse realtà editoriali stanno prendendo le distanze da questo strumento.
L’ultima notizia riguarda la Penguin Random House che ha scelto di vietare l’utilizzo dei suoi libri nei sistemi di training per l’intelligenza artificiale. Questa decisione implica una revisione delle normative sul diritto d’autore, con l’introduzione di una specifica clausola:
«Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata o riprodotta in alcun modo per allenare tecnologie o sistemi di intelligenza artificiale».
In sostanza, la casa editrice aggiorna le sue regole per proteggere i propri contenuti dall’impiego nei processi di apprendimento delle IA.
La ricerca di un equilibrio tra Editoria e IA
L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità per l’editoria. Le sue applicazioni possano rendere il processo creativo più veloce ed efficiente. Ma è fondamentale preservare l’autenticità e il valore umano della narrazione.
In futuro l’equilibrio tra innovazione tecnologica e tradizione letteraria sarà la chiave per sfruttare il meglio di entrambi i mondi.
Note
- Jorge Luis Borges, Ficciones (1944). Borges esplora l’idea che le parole, e quindi la scrittura, siano tanto una casa quanto un universo in continua evoluzione. Questo pensiero sottolinea l’importanza della creatività umana nel plasmare e dare significato alle parole, anche in un contesto tecnologico.
↩︎ - Umberto Eco, Lector in Fabula (1979). Eco riflette sul ruolo del lettore e sull’interazione tra autore e lettore. Suggerisce che la lettura non è un mero atto passivo. È piuttosto un “dialogo” che si costruisce attraverso una connessione profonda con il testo. L’intelligenza artificiale, pur producendo contenuti, non può replicare questa ricchezza di relazione umana. ↩︎