Sanremo 2025 Siae

Durante il Festival di Sanremo 2025 si staglia una questione tanto tecnica quanto simbolica. Ben quattordici delle 29 canzoni in gara potrebbero dover subire una radicale trasformazione del proprio titolo.

Tra queste, “Anema e core” di Serena Brancale e “Amarcord” di Sarah Toscano sembrano destinate a subire una revisione quasi ineluttabile.

La causa? Le nuove disposizioni del recentemente modificato articolo 34 del regolamento SIAE, ideate per porre fine al fenomeno dei “titoli confusori”.

Il titolo, un’impronta d’identità

Secondo il nuovo regolamento, la SIAE si riserva il diritto, attraverso il Direttore Generale o il dirigente delegato, di respingere quei titoli che possano creare confusione rispetto ad opere già esistenti. Una misura pensata per tutelare non solo i diritti d’autore, ma anche l’essenza stessa dell’opera artistica.

«Il titolo serve proprio per differenziare un’opera dalle altre», spiega l’avvocato Giorgio Assumma, ex presidente della SIAE, sottolineando come l’identità di un brano debba restare inconfondibile, anche quando l’opera entra a far parte del dominio pubblico.

Creatività e diritto a Sanremo 2025

La sfida è quella di armonizzare la libertà creativa con il rispetto di un patrimonio culturale consolidato.

Mentre titoli generici comparsi a Sanremo 2025 come “Lentamente”, “Febbre” o “Eco” sembrerebbero innocui, opere come “Anema e core” e “Amarcord” evocano immediatamente immagini e ricordi storici, grazie alla loro lunga tradizione interpretativa e cinematografica.

«Titoli compositi sono più efficaci», afferma l’avvocato Patrizio Visco, invitando gli artisti a consultare l’archivio SIAE prima di procedere al deposito, per evitare sovrapposizioni che possano sminuire il valore originale dell’opera.

Collaborazioni, polemiche e identità ibrida

Non è solo una questione di nomi: l’interconnessione tra autori e collaborazioni complesse aggiunge ulteriori strati al dibattito.

In questo contesto, il ruolo di Federica Abbate è divenuto emblematico. La sua firma compare in sei delle 29 canzoni in gara – un primato che, insieme alla presenza di Universal Music Publishing Ricordi tra gli editori, ha acceso confronti con le generazioni passate.

Il caso evidenzia una possibile discriminazione: mentre le opere di autori stranieri, pur presentando titoli identici a quelle italiane, non vengono contestate, gli artisti nazionali si trovano ora a dover affrontare il bivio tra innovazione e tradizione.

Festival di Sanremo 2025 in bilico tra storia e futuro

Il dilemma dei “titoli confusori” non è solo una questione burocratica: è lo specchio di una cultura musicale in continua evoluzione.

Da un lato, la SIAE intende garantire che ogni opera mantenga un’identità unica e inconfondibile. Dall’altro, il dinamismo del panorama musicale contemporaneo sfida le vecchie regole, invitando a riflettere su come tutelare la creatività senza soffocarla.

Sanremo 2025 si trova così a dover rinegoziare il proprio linguaggio, in un equilibrio sottile fra il rispetto per la storia e l’apertura verso il nuovo. Solo il tempo dirà se questa mossa riuscirà a preservare lo spirito innovativo e la ricchezza culturale che da sempre contraddistinguono il Festival.

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