In un mondo sempre più globalizzato, la letteratura ha il potere di abbattere barriere e di instaurare un dialogo profondo tra diverse tradizioni culturali. L’Occidente ha storicamente dominato la scena letteraria.
Ma il panorama mondiale si evolve rapidamente ed emergono infatti voci e storie provenienti da ogni angolo del globo, anche dalla letteratura non occidentale. La promozione della letteratura non occidentale è un atto di riscoperta di mondi e narrazioni spesso ignorati o fraintesi.
La letteratura, come affermava Franz Kafka, è «un prodotto della solitudine»1 che si nutre dei contesti culturali da cui scaturisce.
Eppure, spesso, la solitudine in cui l’autore si rifugia non è solo quella dell’individuo. È anche quella delle tradizioni letterarie che non trovano ampio spazio nel dibattito globale.
La promozione della letteratura non occidentale rappresenta un’opportunità per ridurre questa solitudine, per arricchire il nostro bagaglio culturale e per alimentare una visione del mondo più complessa e inclusiva.
Letteratura non occidentale e diversità letteraria
Uno degli obiettivi principali della promozione della letteratura non occidentale è quello di contrastare il predominio di una narrativa eurocentrica. Questa è infatti spesso riduttiva e omologante.
La letteratura non occidentale offre invece una varietà di voci, di linguaggi e di estetiche che non solo raccontano storie diverse, ma ci insegnano a vedere il mondo attraverso nuove lenti. Non si tratta solo di diffondere la letteratura. Si tratta soprattutto di comprenderne profondamente i significati nascosti. Di interpretare il passato e il presente delle culture di appartenenza, talvolta radicalmente distanti dalla nostra.
Prendiamo, ad esempio, l’autore nigeriano Chinua Achebe, la cui opera più celebre, Things Fall Apart2 (1958), ha rivelato al mondo le complesse dinamiche della colonizzazione europea. Ma anche la sua disgregante influenza sulle tradizioni africane.
Achebe ha raccontato la storia di Okonkwo, un uomo che lotta contro le forze distruttive della colonizzazione. Ma Achebe ha anche sfidato la narrativa coloniale che dipingeva l’Africa come un continente senza storia, cultura o civiltà proprie.
In questo modo, Achebe ha dato voce a una parte del mondo che non era mai stata pienamente ascoltata, rendendo la sua letteratura un punto di riferimento fondamentale nel panorama mondiale.
In Asia, Haruki Murakami, il celebre autore giapponese, ha creato una fusione tra la tradizione letteraria orientale e quella occidentale. Ha reso la cultura giapponese accessibile a una vasta platea internazionale.
Con il suo stile evocativo e surreale, Murakami esplora temi universali come la solitudine, l’identità e il significato della vita. Opere come Kafka sulla spiaggia3 (2002) mostrano come la letteratura non occidentale possa trasmettere emozioni universali attraverso una lente culturale che ci invita a riflettere su noi stessi e sul mondo che ci circonda.
La traduzione: un ponte tra mondi
Un aspetto fondamentale nella promozione della letteratura non occidentale è la traduzione. Essa funge da ponte, permettendo a lettori di culture diverse di accedere a opere che, altrimenti, rimarrebbero inaccessibili.
È attraverso la traduzione che i grandi autori della letteratura non occidentale possono comunicare con una platea globale. Tuttavia, il lavoro del traduttore non è solo linguistico, ma culturale.
Ogni parola tradotta è un atto di mediazione che porta con sé l’intero universo del contesto di origine, con le sue tradizioni, le sue emozioni, i suoi codici culturali.
La traduzione, come ha sottolineato Jorge Luis Borges, «è un altro modo di scrivere»,4 e ogni traduzione è, di per sé, una creazione. Non è mai un semplice trasferimento di parole, ma un atto che richiede attenzione e sensibilità.
La traduzione della letteratura non occidentale, quindi, diventa un atto di fecondazione culturale. Un atto capace di arricchire la lingua in modo inaspettato e di allargare gli orizzonti mentali di chi legge.
Letteratura non occidentale: la sfida della visibilità
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, la letteratura non occidentale continua a fronteggiare difficoltà di visibilità. Molti autori, infatti, sono ancora poco conosciuti al di fuori del loro Paese d’origine.
Le case editrici e gli enti culturali devono quindi svolgere un ruolo attivo, promuovendo non solo i grandi nomi, ma anche gli autori meno conosciuti che rappresentano voci emergenti, capaci di portare nuove prospettive sulla realtà contemporanea.
Un caso esemplare di questa sfida è la figura della scrittrice indiana Arundhati Roy, il cui romanzo Il dio delle piccole cose5 (1997) ha vinto il Booker Prize. Ma il testo ha anche dato inizio a un ampio dibattito sulle questioni sociali e politiche che attraversano l’India post-coloniale.
La sua scrittura, intrisa di un lirismo potente e di una critica sociale radicale, ha offerto una visione profonda e spietata di una nazione in cambiamento. E ha dimostrato come la letteratura non occidentale possa essere uno strumento di riflessione critica sul presente.
Nuove voci
La promozione della letteratura non occidentale è un atto di arricchimento reciproco. Un invito a esplorare la pluralità delle esperienze umane e a superare la visione monolitica del mondo.
Le parole di Salman Rushdie, che in I figli della mezzanotte6 (1981) ha scritto: «I libri non cambiano il mondo, ma cambiano le persone», ci ricordano come la letteratura abbia un impatto profondo sulla coscienza collettiva.
Promuovere la letteratura non occidentale significa, in definitiva, promuovere la libertà di pensiero e la diversità culturale. Affinché le menti possano spaziare oltre i confini imposti dalla tradizione.
Infatti, è fondamentale dare voce alle storie che provengono da ogni angolo del mondo, riconoscendo la loro unicità e la loro capacità di illuminare le verità universali che ci legano tutti. La letteratura non occidentale è, e deve essere, una risorsa preziosa per la crescita culturale di ciascuno di noi.
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Note
- Franz Kafka, Lettere a Felice, a cura di Raffaella D’Angelo, Einaudi, 1998. ↩︎
- Chinua Achebe, Things Fall Apart, Heinemann, 1958 (trad. it. Le cose crollano, Mondadori, 1961). ↩︎
- Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia, traduzione di Antonietta Pastore, Einaudi, 2002. ↩︎
- Jorge Luis Borges, La biblioteca di Babele, in Ficciones, Edizioni Cortina, 1994. ↩︎
- Arundhati Roy, Il dio delle piccole cose, traduzione di Anna Nadotti, Mondadori, 1997. ↩︎
- Salman Rushdie, I figli della mezzanotte, traduzione di Vincenzo Mantovani, Mondadori, 1983. ↩︎