La diffusione degli audiolibri ha portato con sé una domanda sempre più frequente. Ascoltare un libro equivale a leggerlo?
Mentre alcuni ritengono che gli audiolibri siano una semplice scorciatoia, altri li considerano un’opportunità per rendere la letteratura più accessibile e fruibile in contesti diversi.
Audiolibro: un fenomeno in crescita
Lo psicologo Daniel T. Willingham raccontava già nel 2018, sulle pagine del New York Times, di ricevere spesso domande del tipo: «Sto barando se ascolto un audiolibro per il mio club del libro?». Oggi, con un mercato in continua espansione, il dibattito è più attuale che mai.
Secondo i dati dell’AIE – Associazione Italiana Editori, in Italia gli ascoltatori di audiolibri sono passati dai 4,9 milioni del 2020 ai 6,2 milioni del 2024.
L’autore John Green (Colpa delle stelle) ha raccontato quanto la sua opinione sugli audiolibri sia cambiata negli anni. Se in passato li considerava limitati rispetto alla parola scritta, oggi riconosce che anche l’ascolto presenta sfumature e complessità proprie, impossibili da cogliere solo sulla pagina.
Ad esempio, nel caso di Ulisse di James Joyce, alcuni giochi di parole possono sfuggire nella lettura ma emergere chiaramente nell’ascolto, e viceversa.
Lettura vs ascolto: cosa dice la scienza?
Uno studio del 2016 ha confrontato la comprensione di un testo tra chi lo leggeva su schermo, chi lo ascoltava e chi faceva entrambe le cose contemporaneamente. Il risultato? Nessuna differenza significativa nella comprensione.
Un altro studio, pubblicato nel 2019 sul Journal of Neuroscience, ha mostrato che le stesse aree del cervello vengono attivate sia nella lettura che nell’ascolto, suggerendo che i due processi non siano così diversi come si potrebbe pensare.
Un nuovo modo di fruire la Letteratura
Per molti esperti del settore, la domanda stessa «Vale quanto un libro?» è mal posta. La booktuber Ilenia Zodiaco, ad esempio, ritiene che sia un limite voler stabilire una gerarchia tra lettura e ascolto.
«Se pensiamo agli audiolibri come pura fonte di intrattenimento, non dovremmo nemmeno porci questo problema».
Fabiana Carobolante, curatrice del programma Ad alta voce di Rai Radio 3, sottolinea come la voce del narratore possa aggiungere ulteriore valore a un testo.
In alcuni casi, l’interpretazione vocale può addirittura migliorare l’esperienza, come successo con La parete di Marlen Haushofer letto da Manuela Mandracchia.
Dalla lettura ad alta voce agli audiolibri digitali
L’idea di “ascoltare un libro” non è certo nuova. Già nel Medioevo, la lettura era spesso un’attività collettiva e ad alta voce. L’audiolibro moderno ha radici nel 1877, quando Thomas Edison sviluppò il fonografo con l’intenzione di registrare e riprodurre storie.
Nel tempo, il formato è evoluto passando dai dischi in vinile alle audio-cassette, fino alle attuali piattaforme digitali come Audible e Storytel.
Negli ultimi anni, anche Spotify ha investito nel settore, segno che il pubblico sta abbracciando sempre di più questo modo di vivere la letteratura. Per chi ha difficoltà visive o dislessia, l’audiolibro rappresenta un’opportunità essenziale per accedere ai contenuti scritti.
Una porta d’accesso alla lettura
Per chi si avvicina agli audiolibri, è utile vederli non come un’alternativa inferiore al libro cartaceo, ma come un’altra forma di accesso alla letteratura.
Per alcuni, come lo scrittore James Tate Hill, diventato ipovedente in età adulta, l’audiolibro è stato la chiave per continuare a “leggere”.
«A un certo punto, la voce nelle mie orecchie si fonde con la mia voce interiore, proprio come avveniva quando leggevo su carta».
Il valore dell’esperienza
L’importanza della lettura, sia visiva sia uditiva, non sta tanto nel formato quanto nell’esperienza che regala.
Ogni lettore (o ascoltatore) trova nel libro – cartaceo, digitale o audio – un rifugio, una fonte di apprendimento o un puro piacere.
Che sia attraverso la pagina o la voce di un narratore, la Letteratura resta un viaggio senza confini.