De l'Allemagne

Anne-Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein, è considerata una figura emblematica dell’opposizione politica e culturale al potere di Napoleone Bonaparte.1

Aristocratica francese di origini svizzere, è stata un’intellettuale vivace e cosmopolita. Era affezionata alla Francia e al contempo curiosa verso le altre culture e letterature europee. Durante un viaggio in Germania, compiuto nel 1804, si avvicinò al Romanticismo e ne assorbì una visione estetica che avrebbe influenzato molti suoi scritti.

Fu proprio questa esperienza a ispirare quella che viene considerata la sua opera più importante, De l’Allemagne.

Il saggio del 1810 restituisce, per utilizzare la definizione di Charles de Villers, «un quadro politico, morale e letterario della Germania».2

De Staël era rimasta affascinata dalla sensibilità del popolo tedesco e dalla ricchezza del suo pensiero. Tanto che esaltò la Germania come un modello al quale la Francia avrebbe dovuto aspirare per rinnovare la propria cultura.

Nel progetto dell’autrice, De l’Allemagne avrebbe rivelato all’Europa le bellezze letterarie della civiltà tedesca. E, soprattutto, avrebbe diffuso la conoscenza del Romanticismo.3

Di fatto, l’opera di Madame de Staël costituisce un elogio delle idee romantiche. Queste avevano prodotto in Germania l’emergere di una letteratura nazionale che rifletteva pienamente il carattere e lo spirito della civiltà tedesca.

Il conflitto con Napoleone 

Per la scrittrice la letteratura è lo specchio di una società. E, di conseguenza, deve seguire il suo progresso per crescere ed evolversi.

In De l’Allemagne questa visione produce una contrapposizione tra la letteratura romantica, figlia della modernità, e quella classica, basata sulla ripetizione di modelli superati e appartenenti a un passato ormai tramontato.

L’invito, rivolto ai francesi, ad abbandonare gli anacronismi e a vivificare la propria letteratura seguendo l’esempio tedesco rifletteva la profonda convinzione che lo scambio intellettuale tra popoli diversi fosse una fonte di ricchezza e di perfezionamento reciproci.4

De l’Allemagne divenne un’opera di grandissimo successo. Rese Madame de Staël la principale divulgatrice degli ideali romantici in Europa. Un esempio di apertura culturale e, più in generale, una figura chiave nella formazione di una moderna coscienza europea.

Il testo ebbe però immediata fortuna fuori dai confini francesi prima che nella madrepatria, dove la censura imperiale ne distrusse tutte le copie e perseguitò la sua autrice. 

La pubblicazione di De l’Allemagne segnò infatti il momento di massima tensione nel rapporto tra de Staël e Napoleone. Già da tempo era compromesso a causa dell’ostilità della donna per il regime oppressivo e patriarcale instaurato da Bonaparte in Francia.

Dopo il colpo di stato del generale, la baronessa fu accusata di complottare con gli oppositori del nuovo governo. Venne quindi allontanata dalla Francia e costretta a rifugiarsi nel castello di Coppet a Ginevra. Qui proseguì le sue battaglie politiche e culturali contro il dispotismo di Bonaparte.

Fu condannata più volte all’esilio anche per le sue pubblicazioni, in netto contrasto con i valori del regime e critiche nei confronti di colui che lo impersonava.

La censura imperiale dopo il 1810

Napoleone temeva una donna colta e indipendente come Madame de Staël. Lei lo attaccava nei suoi scritti ed esercitava grande influenza tra gli intellettuali di tutta Europa. Napoleone decise quindi di continuare a sorvegliarla e a perseguitarla anche fuori dalla Francia.

Finché nel 1810, con la comparsa del saggio sulla Germania, un nuovo e doloroso capitolo si aprì per l’esule baronessa.5 Proprio quell’anno, con il decreto del 5 febbraio,6 Napoleone aveva avviato una profonda riorganizzazione dell’editoria francese.

La crescente produzione libraria e l’ampliamento del pubblico dei lettori ponevano un problema di controllo politico sotto un governo autocratico come quello napoleonico, che non ammetteva deviazioni dai suoi dettami ideologici e investiva enormi risorse nell’educazione delle masse. Sforzo che rischiava di essere vanificato dal dilagare di tanti mauvais livres.7

L’inadeguatezza del sistema di sorveglianza affidato alla repressione poliziesca portò all’istituzione della Direction Générale de l’Imprimerie et de la Librairie.

Questo organismo di controllo preventivo e repressivo della stampa non periodica inaugurò un nuovo regime culturale basato, più che sulla censura in senso stretto, sulle operazioni di vigilanza di ispettori e prefetti e, parallelamente, sull’attività repressiva del Ministero della Polizia.8

Quest’ultimo cooperava con il Ministero dell’Interno, da cui dipendeva la Direction Générale, composta da un direttore e sei uditori. A questa facevano capo i censori imperiali (8 nel 1810 e 18 a partire dal 1811), i prefetti (con funzioni di sorveglianza, emissione di permessi e registrazione dei testi interni e delle importazioni), gli ispettori (deputati all’esecuzione delle leggi) e altri uffici di carattere amministrativo. 

Il caso De l’Allemagne

Le carte dei censori imperiali erano affollate di nomi femminili. Nella Francia di Napoleone le donne, già avviate verso la scrittura di professione, erano le principali artefici delle opere più osteggiate dal regime per la loro licenziosità, per la contestazione del primato maschile e per il contagio di idee provenienti da nazioni straniere.9

Tra i casi di censura contro le femmes auteurs in età napoleonica, quello di Madame de Staël e del suo saggio De l’Allemagne è particolarmente interessante non solo dal punto di vista delle accuse mosse all’autrice, ma anche per l’opportunità che offre di spiare il conflitto interno che esisteva tra i diversi attori deputati al controllo della stampa: la Direction Générale e il Ministero della Polizia.10  

Nel marzo del 1810 il generale Savary, duca di Rovigo e ministro della polizia, venne informato dell’intenzione di Madame de Staël di rimanere nei pressi di Parigi per supervisionare la pubblicazione di De l’Allemagne.

La scrittrice aveva sottoposto il suo manoscritto alla censura e, convinta di ottenerne l’approvazione, nel frattempo aveva concordato con il tipografo Mame l’avvio della stampa.

L’opera era ancora in esame sul tavolo dei censori, quando improvvisamente il duca di Rovigo ordinò al tipografo di interrompere il lavoro, predispose il sequestro del manoscritto e delle copie già stampate e intimò a Madame de Staël di lasciare la Francia.

Il conte de Portalis, all’epoca direttore generale del commercio librario, espresse in una lettera indirizzata a Savary tutto il suo disappunto per questo provvedimento non conforme al decreto imperiale. Questo autorizzava il sequestro di un’opera solo dopo la sua pubblicazione e per nessuna ragione prima dell’esito dell’esame.

Portalis aveva ottime ragioni per contestare Savary. Ma non era in suo potere opporsi o interferire con le decisioni del Ministero della Polizia, la cui volontà repressiva, nonostante il decreto imperiale, era in effetti destinata a prevalere.11

De l’Allemagne, un testo controverso

Quando l’ordine di sequestro raggiunse i due censori che si stavano occupando di De l’Allemagne, Pellenc e Delasalle, essi reagirono con sorpresa e sospesero il loro esame.

Nelle loro relazioni avevano segnalato le criticità di cui soffriva l’opera. Una rappresentazione della Francia come nazione oppressa da un regime chiuso e monolitico. L’elogio della Germania condotto con eccessivo entusiasmo. L’esaltazione della superiorità culturale tedesca senza alcun riconoscimento per l’impegno dell’imperatore a favore delle lettere e delle arti.

Tuttavia Pellenc e Delasalle si pronunciarono a favore della pubblicazione, previa modifica o cancellazione di alcuni passaggi controversi.

  1. «Non vogliamo, immagino, erigere intorno alla Francia letteraria la grande muraglia cinese, per impedire che le idee provenienti dall’esterno la penetrino» (I vol., Osservazioni generali);
  2. «I tedeschi abbandonano volentieri ai potenti della terra tutta la realtà della vita. Questa realtà, da loro disdegnata, trova tuttavia acquirenti che poi portano guai e imbarazzo nell’impero stesso dell’immaginazione» (I vol., cap. II);
  3. «Le fondamenta dell’edificio sociale (in Austria) sono buone e rispettabili, ma mancano di vetta e di colonne, affinché gloria e genio vi possano avere un tempio» (I vol., cap. VII);
  4. «L’arciduca Ferdinando e la sua nobile moglie sono stati entrambi privati ​​dei loro Stati dalle vicissitudini della guerra, e la giovane imperatrice, cresciuta in questi tempi crudeli, unì sul suo capo il doppio interesse della grandezza e della sventura» (I vol., cap. VII); 
  5. «L’ascesa dei francesi ha forse preparato gli stranieri a crederli invincibili. C’è un solo mezzo per resistere a questa ascesa: usi e costumi nazionali molto decisi» (I vol., cap. IX);
  6. «Una donna intelligente ha detto che Parigi era il posto migliore al mondo in cui si poteva fare a meno della felicità» (I vol., cap. XI);
  7. «Un uomo può far lavorare insieme elementi opposti; ma alla sua morte si separano» (I vol., cap. XVI);
  8. «La Polonia è stata una conquista machiavellica e non si potrebbe mai sperare che dei sudditi così rubati siano fedeli all’imbroglione che si proclama loro Sovrano» (I vol., cap. XVI);
  9. «L’ardente eroismo del principe Luigi (di Prussia) deve ancora portare un po’ di gloria ai suoi compagni d’armi» (I vol., cap. XVII);
  10. «Appena si comincia a negoziare con le circostanze, tutto è perduto, perché non c’è nessuno che non abbia delle circostanze […]» (III vol., cap. XIII);
  11. «O Francia, terra di gloria e d’amore, se l’entusiasmo un giorno si spegnesse sulla tua terra, se il calcolo disponesse di tutto e se il solo ragionamento ispirasse anche il disprezzo dei pericoli, a che ti sarebbero serviti il ​​tuo bel cielo, le tue menti brillanti, la tua natura così feconda? Un’intelligenza attiva, uno slancio d’intelletto ti renderebbero padrona del mondo; ma lasceresti solo la traccia dei torrenti di sabbia, terribili come le onde, aridi come il deserto!» (IV vol., cap. XII).12

Dunque, al momento del sequestro, i due censori ritenevano che fosse sufficiente sopprimere i primi dieci brani e modificare l’undicesimo per autorizzare la stampa dell’opera.13 

La condanna definitiva

Madame de Staël era incredula di fronte alla contraddizione tra l’atteggiamento della censura e quello della polizia. Ipotizzò che il problema fosse il silenzio mantenuto nei confronti dell’imperatore e provò a giustificare questa omissione con argomenti che non convinsero il duca di Rovigo.

Tuttavia, egli le riferì in una lettera che erano altre le ragioni della condanna e se ne assunse orgogliosamente tutta la responsabilità:

«Mi sembrava che l’aria di questo paese non vi si addicesse, e non ci siamo ancora ridotti a cercare modelli nei popoli che ammirate. Il vostro ultimo lavoro non è francese; sono stato io a interrompere la stampa […]».14 

Ci si potrebbe chiedere, come suggerì la stessa Madame de Staël, se quella del duca di Rovigo non fosse un’interpretazione fanatica dell’opera. E fino a che punto la polizia potesse legittimare un’azione del tutto arbitraria contro un’autrice che aveva sottoposto spontaneamente il suo testo alla censura francese e ne aveva ottenuto l’approvazione ufficiale.

Eppure uno sguardo più profondo sull’opera, messa in relazione con la storia della sua autrice e con il contesto politico e culturale nel quale è stata proposta, può aiutare a fare chiarezza su una situazione apparentemente carica di ambiguità.

De l’Allemagne: un trattato anti-napoleonico

Nella prefazione al volume de Staël aveva dichiarato di essersi proibita ogni riflessione di carattere politico. E questo proposito aveva trovato riscontro nell’iniziale accettazione della censura.

Tuttavia una critica politica era presente, seppur indirettamente e velata da una serie di allusioni disseminate in tutto il testo, che solo in minima parte la censura era riuscita a cogliere.

Molte di esse erano celate all’interno dell’analisi letteraria, in particolare del teatro tedesco. Emergevano infatti pericolosi parallelismi tra Napoleone e altre celebri figure assunte come esempi di dispotismo e apostrofate con commenti poco lusinghieri.

Questo atteggiamento polemico sul piano politico si riproponeva su quello estetico. Al principio dell’universalità del gusto e al primato del classicismo francese l’autrice opponeva la relatività dei canoni estetici e l’idea che la letteratura dovesse adattarsi alla dinamicità del suo contesto culturale, invece di ostinarsi a riprodurre schemi obsoleti.

Su questi presupposti Madame de Staël tesseva le lodi del popolo tedesco che, nella letteratura, come nell’arte e nella filosofia, aveva espresso la sensibilità, il pensiero, la storia, gli usi e i costumi che lo caratterizzavano come nazione.

In effetti, anche se i tedeschi non potevano ancora definirsi politicamente una nazione, è come tale che Madame de Staël vedeva i popoli della Germania. Erano legati, nonostante le differenze, da una sorta di unità spirituale che si percepiva immediatamente nei prodotti della loro cultura.

L’idea di mettere in discussione la divisione della Germania non poteva piacere a Napoleone. E il duca di Rovigo rispose proprio a questa provocazione quando, nella sua lettera a de Staël, utilizzò il plurale “popoli” in luogo della più problematica espressione di “nazione”.15

Conclusioni

Negli anni in cui l’impero era all’apice della sua espansione, Napoleone si impegnava a difendere e a diffondere la “francesità” nell’Europa conquistata. Era quindi inaccettabile cercare ispirazione nella letteratura di nazioni nemiche.

Nel mirino della censura finivano tutti gli scrittori e le scrittrici che incoraggiavano questa contro-invasione straniera, importando nella Francia neoclassica e illuminata i modelli letterari dei paesi del Nord Europa.

Il potere contrastava o guardava con scetticismo l’opera di traduzione o di imitazione di coloro che «si sforzano di farci ammirare la letteratura tedesca»16 o quella di altre nazioni avversarie come l’Inghilterra.

Il contributo di Madame de Staël, per la sua appassionata esaltazione della Germania e della sua presunta superiorità rispetto alla Francia, venne considerato l’ennesimo affronto di un’autrice che da sempre era malvista dal regime per l’eccentricità delle sue idee.17

La polizia sequestrò fino all’ultima copia di De l’Allemagne per impedirne la ristampa dentro e fuori i confini francesi. La sua autrice venne condannata nuovamente all’esilio nel castello di Coppet.

Qui, però, riuscì a conservare il manoscritto dell’opera. Questa, grazie all’aiuto dell’amico inglese Crabb Robinson, venne pubblicata nel 1813 a Londra diventando celebre in tutta Europa.

Madame de Staël sarebbe tornata a Parigi solo dopo la caduta di Napoleone. E da quel momento anche i francesi avrebbero conosciuto De l’Allemagne, finalmente libera di circolare senza più restrizioni con la fine della censura napoleonica.18

Bibliografia

Data di ultima consultazione dei siti web: 16/03/2025.

Rai Play, Il tempo e la storia, Madame de Staël, la rivoluzionaria romantica.

Franco Bernard, “Littérature et politique: La référence allemande chez Mme de Staël”, in Dugast, J., Langlet, I., Mouret, F. (Eds.), Littérature et interdits, Presses universitaires de Rennes, Rennes 1998.

Granata Veronica, Non solo Mme de Staël: “Femmes auteurs” e censura libraria nella Francia di Bonaparte, “Studi Storici”, Anno 49, No. 4 (Oct. – Dec., 2008).

Hesse Carla, Publishing and Cultural Politics in Revolutionary Paris, 1789–1810, University of California Press, Los Angeles 1991. Cfr: UC Press E-Books.

Welschinger Henri, La Censure sous le Premier Empire, Perrin, Parigi 1887. Cfr: Google Books.

Immagine di copertina:
Anne-Louise Germaine de Staël ritratta da Marie-Éléonore Godefroid nel 1808, Reggia di Versailles

Mariachiara Catillo

Mariachiara Catillo è nata a Grosseto nel 1998, ma dal 2004 vive a Frosinone.

Si è laureata a Roma in discipline della comunicazione e dell’editoria, proseguendo gli studi con un master presso Treccani Accademia.

Si occupa di editoria ed è appassionata di scrittura e letteratura femminile.

Note

  1. V. Granata, Non solo Mme de Staël: “Femmes auteurs” e censura libraria nella Francia di Bonaparte, “Studi Storici”, Anno 49, No. 4 (2008), pp. 1105-1148. ↩︎
  2. B. Franco, Littérature et politique: La référence allemande chez Mme de Staël, in Dugast, J., Langlet, I., Mouret, F. (Eds.), Littérature et interdits, Presses universitaires de Rennes, Rennes 1998, pp. 73-83. ↩︎
  3. Rai Play, Il tempo e la storia, Madame de Staël, la rivoluzionaria romantica (data di ultima consultazione: 16/03/2025). ↩︎
  4. B. Franco, op. cit. ↩︎
  5. H. Welschinger, La Censure sous le Premier Empire, Perrin, Parigi 1887, pp. 162-190. ↩︎
  6. Il 5 febbraio 1810 il Consiglio di Stato dell’imperatore promulgò una “regolamentazione del commercio tipografico e librario” (comprendente otto titoli separati e quarantotto articoli), con l’obiettivo di coniugare le esigenze politiche dello Stato imperiale e gli interessi commerciali dei principali editori e tipografi in un’unica visione amministrativa. Il decreto dispose la creazione di un nuovo organo di controllo: la Direction Générale de l’Imprimerie et de la Librairie. Cfr. C. Hesse, Publishing and Cultural Politics in Revolutionary Paris, 1789–1810, University of California Press, Los Angeles, 1991. ↩︎
  7. Opere (pamphlet, libelli o romanzi) soprattutto di matrice femminile e spesso scritte sotto pseudonimo, osteggiate dal regime napoleonico per il loro contenuto dissidente e provocatorio, contrario alla politica di Bonaparte o ai valori morali e culturali da lui promossi. Cfr. V. Granata, op. cit. ↩︎
  8. Cfr. C. Hesse, op. cit. ↩︎
  9. Cfr. V. Granata, op. cit. ↩︎
  10. Cfr. H. Welschinger, op. cit. ↩︎
  11. Ibidem. ↩︎
  12. Ibidem (i punti citati sono di traduzione propria dell’autrice). ↩︎
  13. Ibidem. ↩︎
  14. Ibidem. Madame de Staël avrebbe citato queste parole del duca di Rovigo nella prefazione all’edizione del 1813. ↩︎
  15. Cfr. B. Franco, op. cit. ↩︎
  16. V. Granata, op. cit. ↩︎
  17. Ibidem. ↩︎
  18. Cfr. B. Franco, op. cit. ↩︎

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1 commento su “De l’Allemagne: Madame de Staël e la censura napoleonica”

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